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 Liliano  Lombardini ci mostra la scarpa come fosse un trofeo. La fa girare tra le mani dalle dita forti, muscolose. La scarpa è perfetta. Spiega: «Così non ne fanno più. La puoi riparare cento volte, non invecchierà mai.»

«Oggi, invece, le scarpe non valgono più nulla, neppure riesci a ripararle tanto sono di cattiva qualità». Giù la saracinesca Liliano ha ottantaquattro anni ma è lucido come un ventenne. Il primo gennaio scorso, ha abbassato per l’ultima volta la saracinesca del negozio da calzolaio di via Sant’Ambrogio 22, a Voghera.

Tra macchine e strumenti, tra colle e minuteria metallica, tra pelli e punzoni, tra quelle pareti ci ha lavorato per cinquantasei anni. Forse è il più vecchio calzolaio della città. Da sedici giorni è in pensione, però in negozio ci viene lo stesso, tiene in ordine, sistema gratuitamente le scarpe per qualche amico, sperando di trovare, prima o poi, qualcuno che voglia ancora fare il suo mestiere. Ma non se ne trovano, anche se il lavoro non manca, tutto sommato. «Sa perché non trovo nessuno? Perché per riparare una scarpa prima devi sapere come si realizza. E oggi, a mano, chi ne fa più?».

Una lunga storia Questo orgoglioso artigiano originario di Montesegale, che conoscono tutti, ha una storia da raccontare, una storia assolutamente unica. Perché lui, quand’era un ragazzo, altro che scarpe. Anzi, non solo scarpe. Era un campione del ciclismo con due pro mondiali, decine di corse vinte, uno che ha pedalato accanto a un mito come Bitossi, che è stato premiato, una volta, personalmente da Bartali. 

Le gambe Lombardini se l’era fatte pedalando da Montesegale, dove appunto abitava, a Voghera (e ritorno), dove imparava il mestiere di calzolaio. A 11 anni già picchiava sulle suole. Altri tempi. Poi, lo stop: «Sono andato a militare, per 18 mesi ho smesso di allenarmi, mi sono giocato la possibilità di partecipare al Giro d’Italia. Poi sono caduto, mi sono rotto un braccio… insomma, tanta sfortuna. Ho smesso di correre e mi sono messo a lavorare per mio conto». Passione ciclismo È il dopoguerra. Per pagarsi il mutuo del negozio, che ha acquistato, Lombardini lavora a volte dalle cinque del mattino a mezzanotte, eppure trova il tempo di allenarsi ancora, come amatore. 

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La passione resta, anche se non è un professionista. E vince un bel po’ di gare. Passione: ecco come raccontarlo. Passione per il ciclismo, al di là del risultato, passione per il suo lavoro, senza pensare al guadagno. «Spesso, ora, faccio delle scarpe e poi le regalo», ci confida. Ah, ciclismo anche per l’amore della sua vita, la moglie con cui è sposato da 51 anni: «Mia moglie, Rosa Vitari, è stata una campionessa. Fu tra le prime donne a correre: partecipò ai mondiali di Salò del 1962. Siamo sposati da 51 anni». La successione Il vero problema per lui, ora, è trovare un successore. 

«Nel 2015 avevo messo un annuncio sui giornali. Niente, non ha risposto nessuno che avesse almeno un’idea di come lavorare…». «La madre di un ragazzo di Pizzale è venuta qui. Il figlio aveva voglia di imparare questo mestiere. Ho detto: lo prendo volentieri, magari poi gli lascio il negozio. Allora sono andato agli artigiani, sa cosa mi hanno risposto? Che dovevo pagarlo solo perché stesse a guardare, dopo sei mesi dovevo metterlo in regola, ho detto alla signora che mi dispiaceva, che non me lo potevo permettere». 

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