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Il 7 febbraio del 1996 nasce il club del Buttafuoco Storico dall’unione di undici giovani viticoltori, oggi i produttori di Buttafuoco Storico sono 16 e l’intento è quello di collaborare nella ricerca delle caratteristiche storiche, nella selezione delle vigne più vocate, nella produzione controllata, nella promozione del vino Buttafuoco.

Una sfida importante senza incoscienza, ma con il convincimento fondato di poter guerreggiare ad armi pari con i grandi vini italiani e internazionali.
Un’avventura del tutto nuova per l’Oltrepò: arrivare ad avere il vino della tradizione paradossalmente nuovo, concepito e realizzato con criteri inconsueti per le nostre cantine, dove il parametro più sicuro per la qualità del vino era da sempre la capacità di esplodere in una spuma compatta al solo versarlo. Difficile dunque il solo pensare ad un vino fermo, quieto nella sua austerità, come è difficile convincersi a produrre meno, ad abbattere i grappoli in esubero, e come è ancora più difficile assoggettarsi al giudizio di coloro che soli avranno la facoltà di giudicare la piena rispondenza del vino con le norme del Club, per poterlo presentare come membro degno a tutti gli effetti.

Il 5 marzo del 1996 viene registrato lo statuto, che vincola i soci a produrre il Buttafuoco secondo un rigido regolamento interno.
Le aziende iscritte al Consorzio Club del Buttafuoco Storico sono tutte aziende agricole e sono: Alessi Roberto, Calvi Davide, Colombi Francesco, Colombo Carla, Diana, Fiamberti Giulio, Giorgi, Giorgi Franco, Maggi Francesco, Piccolo Bacco dei Quaroni, Piovani Massimo, Poggio Rebasti, Riccardi Luigi, Scuropasso, Tenuta La Costa, Quaquarini Francesco.
La zona di produzione è lo sperone di Stradella, quella parte di Appennino a cavallo tra valle versa e la valle scuropasso dove per tradizione nascono i vini rossi di grande struttura dedicati all’invecchiamento.
Il marchio adottato è composto da un ovale, rievocazione della botte tipica dell’Oltrepò Pavese, sostenuto dalla scritta Buttafuoco e dal quale si dipartono due nastri rossi rappresentativi dei due torrenti, il Versa e
lo Scuropasso, che delimitano la zona storica di produzione; all’interno la sagoma di un veliero sospinto da vele infuocate a ricordare che nella seconda metà del 1800, la Marina Imperiale austro-ungarica varò una
nave dal nome “Buttafuoco”.
La leggenda vuole che il nome sia il ricordo di una battaglia perduta da una compagnia di marinai imperiali, comandati a operazioni di traghettamento sul fiume Po nei pressi di Stradella e successivamente impiegati su queste nostre colline nella guerra contro i franco-piemontesi. Un vino del luogo chiamato Buttafuoco ebbe più successo del fuoco della battaglia nell’attirare a sé i baldi marinai, i quali, dentro una grande cantina, fecero strage di botti e bottiglie.

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